domenica 28 agosto 2016

Il Rosario, la preghiera più potente

«Credo che il rosario sia la preghiera più potente», scrive nell’introduzione al suo libro “Il mio rosario” (Edizioni San Paolo) Padre Gabriele Amorth, forse l’esorcista più conosciuto al mondo. Ha dedicato gran parte dei suoi libri agli esorcismi e alla figura del demonio. Oggi novantenne e in pensione ha deciso finalmente di svelare ai lettori e ai fedeli che lo seguono e per i quali è un punto di riferimento da anni, la fonte della forza interiore che lo ha sostenuto in questi lunghi anni in cui, per la diocesi di Roma, ha svolto il duro “servizio” di combattere quotidianamente contro le più subdole manifestazioni del maligno: la preghiera del Rosario insieme alle riflessioni sui venti misteri che egli recita ogni giorno.
Riportiamo i passi più significativi presenti in una delle due appendici dove l’autore tratta del rapporto dei Pontefici con il Santo Rosario, i quali ci illuminano sulla prospettiva e il sentimento che ha animato ciascuno di essi di fronte al “mistero” del Rosario.
Papa Giovanni XIII, riprendendo la bella definizione di Papa Pio V così si esprime:
«Il rosario, come è a tutti noto, è un modo eccellentissimo di preghiera meditata, costituito a guisa di mistica corona, in cui le orazioni del Pater noster, dell’Ave Maria e del Gloria s’intrecciano alla considerazione dei più alti misteri della nostra fede, per cui viene presentato alla mente come in tanti quadri il dramma dell’incarnazione e della redenzione di nostro Signore».
Papa Paolo VI, nell’enciclica Christi Matri raccomanda di essere amici del rosario con queste parole:
«Il Concilio Ecumenico Vaticano II, sebbene non espressamente, ma con chiara indicazione, ha infervorato l’animo di tutti i figli della Chiesa per il rosario, raccomandando di stimare grandemente le pratiche e gli esercizi di pietà verso di Lei (Maria), come sono state raccomandate dal Magistero nel corso dei tempi».
Papa Giovanni Paolo I di fronte alle contestazioni al rosario, da catechista nato quale era risponde con queste parole improntate a fermezza, semplicità e vivacità:
«Il rosario da alcuni è contestato. Dicono: è preghiera che cade nell’automatismo, riducendosi a una ripetizione frettolosa, monotona e stucchevole di Ave Maria. Oppure: è roba da altri tempi; oggi c’è di meglio: lalettura della Bibbia, per esempio, che sta al rosario come il fior di farina alla crusca! Mi si permetta di dire in proposito qualche impressione di pastore d’anime.
Prima impressione: la crisi del rosario viene in secondo tempo. In antecedenza c’è oggi la crisi della preghiera in generale. La gente è tutta presa dagli interessi materiali; all’anima pensa pochissimo. Il fracasso poi ha invaso la nostra esistenza. Macbeth potrebbe ripetere: ho ucciso il sonno, ho ucciso il silenzio! Per la vita intima e la «dulcis sermocinatio», o dolce colloquio con Dio, si fa fatica a trovare qualche briciola di tempo. (…) Personalmente, quando parlo da solo a Dio e alla Madonna, più che adulto, preferisco sentirmi fanciullo; la mitra, lo zucchetto, l’anello scompaiono; mando in vacanza l’adulto e anche il vescovo, con relativo contegno grave, posato e ponderato per abbandonarmi alla tenerezza spontanea, che ha un bambino davanti a papà e mamma. Essere– almeno per qualche mezz’ora – davanti a Dio quello che in realtà sono con la mia miseria e con il meglio di me stesso: sentire affiorare dal fondo del mio essere il fanciullo di una volta che vuol ridere, chiacchierare, amare il Signore e che talora sente il bisogno di piangere, perché gli venga usata misericordia, mi aiuta a pregare. Il rosario, preghiera semplice e facile, a sua volta, mi aiuta a essere fanciullo, e non me ne vergogno punto».
Giovanni Paolo II, confermando la sua speciale devozione mariana che lo porta ad integrare nel rosario i misteri della Luce, nell’enciclica Rosarium Virginis Mariae ci sprona a riprenderne con fede la pratica quotidiana:
«La storia del rosario mostra come questa preghiera sia stata utilizzata specialmente dai Domenicani, in un momento difficile per la Chiesa a motivo del diffondersi dell’eresia. Oggi siamo davanti a nuove sfide. Perché non riprendere in mano la Corona con la fede di chi ci ha preceduto? Il rosario conserva tutta la sua forza e rimane una risorsa non trascurabile nel corredo pastorale di ogni buon evangelizzatore».
Giovanni Paolo II ci stimola a considerare il rosario come contemplazione del volto di Cristo in compagnia e alla scuola della sua Madre Santissima, e a recitarlo con questo spirito e devozione.
Papa Benedetto XVI invita a riscoprire la forza e l’attualità del rosario oltre alla sua funzione di farci ripercorrere il mistero dell’incarnazione e della resurrezione del Figlio di Dio:
«Il santo rosario non è una pratica del passato come orazione di altri tempi a cui pensare con nostalgia. Al contrario, il rosario sta sperimentando una nuova primavera. Questo è senz’altro uno dei segni più eloquenti dell’amore che le giovani generazioni nutrono per Gesù e per la Madre sua Maria. Nel mondo attuale così dispersivo, questa preghiera aiuta a porre Cristo al centro, come faceva la Vergine, che meditava interiormente tutto ciò che si diceva del suo Figlio, e poi quello che Egli faceva e diceva. Quando si recita il rosario si rivivono i momenti importanti e significativi della storia della salvezza; si ripercorrono le varie tappe della missione di Cristo. Con Maria si orienta il cuore al mistero di Gesù. Si mette Cristo al centro della nostra vita, del nostro tempo, delle nostre città, mediante la contemplazione e la meditazione dei suoi santi misteri di gioia, di luce, di dolore e di gloria. (…). Il rosario, quando è pregato in modo autentico, non meccanico e superficiale ma profondo, reca infatti pace e riconciliazione. Contiene in sé la potenza risanatrice del Nome santissimo di Gesù, invocato con fede e con amore al centro di ogni Ave Maria. Il rosario, quando non è meccanica ripetizione di formule tradizionali, è una meditazione biblica che ci fa ripercorrere gli eventi della vita del Signore in compagnia della Beata Vergine, conservandoli, come Lei, nel nostro cuore».
Queste parole, vergate a mano il 13 maggio 2014, festa della Madonna di Fatima, rappresentano l’invito alla lettura posto all’inizio del libro “Il rosario. Preghiera del cuore”.
Padre Amorth così conclude la sua introduzione, sottolineando l’assoluta centralità della Madonna nella lotta contro il Male che egli come esorcista ha personalmente condotto, e che in una prospettiva universale rappresenta la più grande sfida che il mondo moderno ha davanti a sé.
«(…) Dedico questo libro al Cuore Immacolato di Maria, da cui dipende l’avvenire del nostro mondo. Così ho capito da Fatima e da Medjugorje. La Madonna già nel 1917 a Fatima ha annunciato il finale: «Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà».
Fonte Pagina Facebook Ufficiale :Padre Gabriele Amorth

domenica 14 agosto 2016

Natuzza Evolo: i messaggi dei defunti e dal Cielo

Il 17 gennaio un vecchio mendicante dai vestiti sporchi e laceri bussò alla mia porta.
Io chiesi: “Che volete“? E l’uomo rispose: “No, figlia mia, non voglio niente. Sono venuto per farti una visita“.
Intanto notavo che l’anziano, coperto di cenci che pendevano, aveva gli occhi incredibilmente belli, erano verde intenso. Cercai di congedarlo rapidamente e dissi: “Sentite, se avevamo un morso di pane ve lo davo, ma non abbiamo niente, siamo poveri in tutto“.
“No figlia mia, me ne vado. Prega per me che io prego per te“, mi rispose andandosene con un sorriso bellissimo.
Pensai fosse un vecchio pazzo. L’angelo allora mi disse: “Tu sei una stupida, non ti ha chiesto niente, non ti ha detto niente, ha alzato la mano per benedirti. Chi poteva essere? Uno dell’altro lato!“.
Presa dalla paura replicai: “Un altro lato dove? della strada?“.
L’angelo rise e con voce pacata disse: “Era il Signore…si è mostrato così stracciato perchè siete voi, il mondo, che l’avete stracciato e lo continuate a stracciare. Era Gesù“.
Figurati a me, piansi per tre giorni. Avevo trattato male Gesù, se sapevo che era Lui lo avrei abbracciato!

(testimonianza di Natuzza Evolo a don Cordiano)



L’interessante testimonianza appena riportata della mistica di Paravati, Natuzza Evolo, ci trasporta nella straordinaria quotidianità di “Mamma Natuzza“, come viene tutt’oggi amorosamente chiamata ed invocata.
Ella difatti era in continuo contatto con gli angeli (vedere l’articolo “Natuzza Evolo e gli angeli“), i defunti e con Dio.
Riceveva apparizioni, messaggi, ammonizioni, visite anche più volte al giorno, arrivando persino a scambiare le anime dei deceduti per persone vive: un caso emblematico risale a cavallo tra il 1944 e il 1945, quando la mistica senza volerlo fece fuggire spaventato un uomo che si era presentato da lei con altre persone, chiedendogli ingenuamente: “Scusate, ma voi siete vivo o siete morto?“.
Accanto alle apparizioni, la Evolo cadeva spesso in trance volute da Signore affinchè i deceduti potessero comunicare al mondo attraverso di lei. L’avvocato Silvio Colloca, rinomato personaggio del tempo, raccontò d’aver sentito provenire dalla bocca di Natuzza una voce di bambino che intimava: “Vieni pure. Sono tuo zio Silvio“.
Il padre dell’avvocato aveva infatti perduto un fratello di otto anni nel 1874 e in sua memoria ne aveva dato nome al figlio.
Dopo l’iniziale smarrimento, Colloca iniziò a dialogare con il bambino in questione, chiedendo notizie dei suoi familiari deceduti. “Tranquillo, stanno bene” fu la risposta.
Sempre più sconvolto dalla discussione, l’avvocato tentò di scuotere la mistica per svelare un possibile trucco, ma un’altra voce candidamente disse: “Inutile che la scuoti, non si sveglia. Ora devo andare, il permesso è finito. Fatti una comunione per me“.
Ancora non smaltito lo stupore ed ecco presentarsi un’altra voce, questa volta rauca e sofferente, d’un suo parente massone: “Sono morto senza volere i Sacramenti, da massone. Soffro, non c’è speranza, sono giustamente condannato al fuoco eterno…sono sofferenze atroci e spaventose“.

Un caso analogo fu quello di don Silipo, sacerdote scettico nei confronti di Natuzza, il quale ebbe occasione di parlare – sempre tramite la mistica di Paravati – con monsignor Giuseppe Morabito, vescovo deceduto da giorni.
“Diteci qualcosa dell’altro mondo!“, gli fu chiesto.
La voce con solennità rispose: “Ho conosciuto la cecità di codesto mondo, ora sono nella Visione Beatifica“.
A queste parole don Silipo decise di ricredersi del tutto, in quanto egli era l’unico a conoscenza della cecità che colpì il monsignore negli ultimi giorni di vita.

Queste trance divennero nel tempo sempre più frequenti e la gente del posto, venuta a conoscenza dei fatti, si recava spesso da Natuzza con la speranza di ricevere messaggi dall’aldilà.
Dorotea Ferreri Perri, una delle signore presenti, raccontò allo scrittore Valerio Marinelli quanto segue:


Ricordo che ad un certo punto la voce del marito di una donna che era là con noi le disse: “Mi hai dimenticato, io avrei bisogno di tante preghiere, di tanti aiuti“. La moglie rimase stupefatta e addolorata, continuando il discorso.
[…] Si presentò poi un bimbo che era morto in un incidente automobilistico, figlio di una marchesa di Vibo Valentia, il quale disse: “Io sono il figlio di…” e poi: “Mamma è in viaggio, sta per arrivare, però il mio turno è questo, ditele, vi prego, che non pianga più, che stia tranquilla, perchè io prego per loro, io sono vicino a Dio e attorno gli angeli, sono in un luogo bellissimo pieno di fiori. Mamma arriverà tra poco, diteglielo che sono intervenuto“.
Non passaromo molti minuti che la donna arrivò e, riconosciuta dai presenti, le fu riferito tutto. Ella si disperò per non aver potuto sentire il figlio.


I colloqui con i defunti tramite trance cessarono definitivamente nel 1960.
Quell’ultima occasione viene ampiamente descritta dal primogenito dei figli della mistica:


Si presentò la voce di una santa, mia sorella si ricorda che si trattava di Santa Teresa del Bambin Gesù.
E iniziò a rimproverarmi: “Tu non vai a messa e marini la scuola“, cosa vera perchè spesso me la filavo a giocare a carte. “Ti devi comportare diversamente…“.
Papà a quel punto intervenne: “Fate bene a riprenderlo!Zitto tu bestemmiatore!“.
Mio padre non disse più una parola, sentendosi in colpa per quelle volte che aveva perso la pazienza.
Poi altre voci si susseguirono; alla fine ci salutarono dicendo che quella sarebbe stata l’ultima volta che venivano. “Ci risentiremo quando sarete tutti riuniti“.
Noi pensammo allora che intendessero una particolare occasione familiare, ma forse, con il concetto di riunione, intendevano qualcosa di molto più grande…


Nonostante questo speranzoso congedo, le visioni delle anime dei morti continuarono per tutta la vita.
Spesso la Evolo parlava delle anime dei potenti, come quella di John Fitzgerald Kennedy (1917 – 1963): “È salvo, ma servono tanti, tanti suffragi“.
Riferiva inoltre di vedere spesso l’anima “radiosa” di Papa Pio XII durante le celebrazioni liturgiche, descrivendolo come “quel Papa alto, magro, con il naso lungo e gli occhiali“.
Ancora, ella riceveva, in determinate ricorrenze, apparizioni del “medico-santo”Giuseppe Moscati (1880 – 1927), già beatificato da Papa Paolo VI nel 1975, vedendolo “rivestito di lucente gloria; quella lucentezza derivava dalla sua vicinanza alla Madonna, e ai tanti atti di carità che aveva compiuto in vita“.
Non mancò di richiedere informazioni su sua figlia scomparsa anche il celebre cantante Al Bano, il quale si sentiva ormai certo della morte di Ylenia. La risposta di Natuzza in quella circostanza spiazzò tutti: “Se ne è andata via con una setta, bisogna pregare per lei“.


Frammenti di Cielo

La mistica di Paravati mai negava un consiglio, una carezza o un abbraccio a chi la veniva a visitare.
Non di rado i consigli stessi che donava provenivano dall’angelo custode, dalla Madonna o direttamente da Gesù.
Fu questo il caso d’un giovane indeciso se sposarsi o darsi totalmente al Signore, assecondando la sua chiamata:


Ho visto la Madonna e le domandai di darmi una risposta. Mi rispose: “Fra un momento ti mando l’angelo custode e ti riferirà quello che io ho detto a lui“.
[…] L’angelo allora mi disse: “Vuole essere fedele con la Madonna o con Gesù, ma deve offrire realmente il suo cuore affinchè tutto quello che lui vuole fare venga confermato dal Signore. Che preghi, dia buon esempi, sia umile e caritatevole, dimostrando d’essere figlio fedele di Dio e della Madonna.
Vi sono in Cielo più padri e madri che non zitelle. I santi si possono fare pure nelle grotte“.


Tuttavia i messaggi che provenivano dal Cielo non erano unicamente rivolti ai singoli, ma trattavano spesso temi concernenti l’intera umanità: la stessa Evolo chiese, in tempo di guerra, delucidazioni al Signore riguardo la situazione mondiale.
La Madonna le rispose mostrandole una lunghissima lista scritta, aggiungendo: “Vedi figlia mia, questa è una lista di peccati; perchè possa tornare la pace servono altrettante preghiere“.
Ancor più pressanti erano gli inviti al pentimento e le descrizioni del Purgatorio:


Chiedete perdono a Dio per i vostri peccati mortali, e con pentimento altrimenti la Giustizia non vi potrà mai perdonare […], ma chi chiede perdono a Dio viene preservato solo dal fuoco eterno, la colpa dovendosi espiare in Purgatorio con pene diverse: chi fa testimonianza falsa, o dice calunnie, è condannato a stare in mezzo al mare; chi fa magia nel fuoco; chi bestemmia sarà costretto a stare in ginocchio; chi è superbo nel fango.


Natuzza Evolo, in questo continuo contatto diretto con la Madonna, Dio ed i santi, riceveva persino ammonimenti e rimproveri per alcuni comportamenti: ella stessa raccontò di comeSan Francesco la sgridò per aver principalmente dedicato l’attenzione in Chiesa alla sua statua piuttosto che al Crocifisso.


Fazzoletto frasi di sangue di Natuzza Evolo


Altrettanti ammonimenti, assieme ad un grande numero di frasi bibliche, provennero dalle sudorazioni ematiche: la mistica difatti, in determinate occasioni, sudava sangue, e tale sangue andava poi a formare frasi ed immagini sui fazzoletti usati per asciugare le sudorazioni.
Gesù, la Madonna e i loro Cuori Immacolati trafitti da croci furon speso i protagonisti delle misteriore raffigurazioni; vi si potevano inoltre trovare simboli riconducibili allo Spirito Santo, simoboli dei martiri e di San Luigi Gonzaga(1568 – 1591).
Le frasi potevano invece variare dal greco antico al latino, dal francese all’italiano, dal tedesco allo spagnolo, seguendo tuttavia una ben precisa logica biblica neotestamentaria.
Tra le numerosissme donate, quella più ricorrente – ed emblematica – secondo la testimonianza dei presenti fu un passo del Vangelo di Marco (8:36), chiaro invito di Dio all’uomo moderno a non bramare smodatamente ricchezze e potere, ma ad impegnarsi piuttosto nel proprio cammino spirituale:

Che giova all’uomo se guadagna il mondo ma perde l’anima sua?

Fonte:www.veniteadme.org