martedì 19 maggio 2015

Il mistero del cammino del Peabirù

Già da vari anni alcuni archeologi e ricercatori indipendenti brasiliani stanno studiando un antico cammino, conosciuto con il nome di “Peabirù”.
In lingua Tupi Guaranì, “Peabirù” significa “cammino d’andata e ritorno”. Nella mia personale interpretazione, siccome “pe” significa “sentiero”, in Guaraní, e Birú era l’antico nome del Perú, il nome “Peabirú” potrebbe tradursi: “cammino al Perú”.
Il sentiero, largo circa 1,4 metri, si diparte dalla zona di San Vicente (Stato di San Paolo) e dalla costa di Santa Catarina, in particolare dalla baia conosciuta con il nome di Cananea, durante l’era delle scoperte geografiche.
I due tronchi si uniscono presso l’attuale Stato del Paraná, per procedere fino all’attuale frontiera con la Bolivia, presso la città di Corumbá. Quindi, dopo aver attraversato le praterie del Chaco, il cammino si dirige a Potosí.
In realtà il sentiero prosegue, dividendosi in due rami: uno va verso Oruro, Tiahuanaco e poi Cusco, mentre un altro ramo si dirige verso l’Oceano Pacifico, nell’attuale Cile settentrionale.

















In tempi storici, il portoghese Aleixo Garcia (1524 d.C.) percorse il cammino di Peabirú, e raggiunse l’Alto Perù (attuale Bolivia), nove anni prima che Pizzarro raggiungesse il Cusco.
L’esistenza dell’antico cammino del Peabirù è importantissima, perché prova che era possibile raggiungere nell’antichità il Cerro Rico di Potosì (la montagna più ricca d’argento del mondo), dalle coste di Santa Catarina o San Vicente (Brasile), con un viaggio di circa 2 mesi.
In pratica il cammino del Peabirú si interconnetteva con i sentieri incaici dell’impero che a loro volta univano Samaipata, la fortezza inca ubicata più a Sud (attuale Bolivia), con il Cusco.
Chi furono i costruttori del cammino del Peabirú?
Secondo la ricercatrice Rosana Bond, autrice del libro “Il cammino del Peabirú”, potrebbero essere stati sia i Guaraní che gli Incas, ma non esclude che il cammino sia stato aperto in epoche molto più antiche.
Ancora oggi i membri dell’etnia Guaraní attribuiscono la costruzione del cammino al loro leggendario semi-dio Sumé, che fu un civilizzatore e colonizzatore vissuto prima del diluvio.
Il mito di Sumé, che insegnò ai Guaraní l’agricoltura, l’artigianato e impose loro i fondamenti del diritto, è stranamente simile a quello di Viracocha, personaggio leggendario del mondo andino.
Sumé-Viracocha fu la stessa persona?















I conquistadores spagnoli e poi quelli portoghesi, invece, pensarono, confondendosi, che Sumé non fosse altro che Sao Tomé, ovvero San Tommaso, che si era diretto verso l’India per divulgare la parola di Cristo.
Secondo il compianto archeologo boliviano Freddy Arce, il cammino del Peabirú potrebbe essere stato usato in tempi remotissimi da popoli del Medio Oriente, come per esempio i Sumeri, ed in seguito Fenici e Cartaginesi, per inoltrarsi all’interno del continente e raggiungere così la miniera d’argento più grande del pianeta.
Sappiamo che i reperti che richiamano alle culture Medio-Orientali sono vari in Sud America, a partire dalla Fuente Magna, il grande vaso cerimoniale petreo trovato presso il lago Titicaca, all’interno del quale vi sono iscrizioni in lingua sumera. Importante è anche il Monolito di Pokotia, nel cui dorso vi sono altre iscrizioni in proto-sumerico.
Per quanto riguarda i petroglifi che testimoniano l’arrivo dei Fenici in terre sud americane ricordo la famosa Pedra de Ingá (Paraiba), che ho potuto studiare e documentare in un recente viaggio, la Pedra de Gavea, ubicata presso Rio de Janeiro, oltre alla Pietra di Paraiba, oggi perduta.
Quale sarebbe stato il motivo dei viaggi atlantici dei Fenici?
Secondo una recente teoria, è possibile che la leggendaria terra di Ofir, ricchissima di oro ma soprattutto d’argento, fosse l’Alto Perú (oggi Bolivia), e in particolare la zona di Potosí, dove è situato il famoso Cerro Rico, la montagna d’argento.
I Fenici, che navigavano al servizio di Re Salomone, non avrebbero dovuto percorrere il cammino di Peabirú, ma forse barattavano i loro prodotti con argento e oro, direttamente presso la baia di Cananea (che era ubicata presso il litorale dello Stato di Santa Catarina, Brasile).
E’ solo un’ipotesi, per ora, ma l’esistenza, di vari petroglifi e pitture rupestri lungo il cammino di Peabirú che sono ancora poco conosciuti, potrebbe avvalorare questa tesi.
Se si trovassero altri segni riconducibili all’antica scrittura dei Fenici, ecco che questa tesi si rafforzerebbe.
Vi è poi l’incognita del Manoscritto 512, che ho recentemente tradotto dal portoghese antico.
Secondo l’antico documento, gli esploratori Portoghesi del XVIII secolo trovarono i resti di una città in rovine, in un luogo imprecisato dell’immenso sertao.
Le strane iscrizioni che i Portoghesi riportarono nel Manoscritto, sarebbero riconducibili ad una lingua punica, all’aramaico antico, al fenicio o al proto-sinaitico.
E’ una prova in più che alcuni Fenici o i loro discendenti Cartaginesi s’introdussero all’interno del Brasile, forse seguendo il cammino del Peabirú, stabilendosi presso (o edificando loro stessi), la città descritta nel Documento 512, per motivi ignoti.
E’ possibile che gli esploratori Portoghesi del XVIII secolo si diressero verso nord, ubicando la città perduta presso la cordigliera di Huanchaca, all’interno di quello che è oggi il vastissimo e quasi inesplorato Parco Nazionale Noel Kempff Mercado?

Misteri Del Brasile

Carlos Ribeiro, capo geologo del governo portoghese del XIX secolo, trovò in Brasile dei manufatti umani in alcune formazioni del periodo del Miocene, vecchie di circa venti milioni di anni. Un rinvenimento che avrebbe dovuto far riscrivere la storia, e invece, come tanti altri che vedremo, furono virtualmente ignorati...

[Carlos Ribeiro] All’inizio del XX secolo a Miramar, nell’Argentina settentrionale, Carlos Ameghino trovò manufatti imprigionati all’interno di formazioni del Pliocene, dunque risalenti a tre milioni di anni fa. Suo fratello maggiore Fiorentino rinvenne un teschio umano di un milione di anni in uno strato di roccia. nell’area di Buenos Aires.
Queste scoperte gettano nuova luce sulle supposte date di popolamento delle Americhe, dato che finora si riteneva che l’uomo, inteso come "essere umano simile a noi", si fosse introdotto passando dall’Asia nord-orientale, in un periodo variabile tra 10 e 15 mila anni fa.
Una serie di scoperte effettuate in Brasile mettono in serio dubbio tale teoria...
Ad esempio, nel nord-est del Brasile, è stato trovato il rifugio della grotta di Pedra Furada. Negli anni ottanta, un team di ricercatori francesi e brasiliani, guidati da Niede Guidon, ha scavato la grotta e riportato tre metri di stratificazioni di 60.000 anni fa. Gli strati contenevano focolari circolari, carbone di legna e una certa varietà di utensili in pietra e frammenti di roccia dipinta, caduti dalle pareti della caverna.
Alcuni archeologi conservatori come D. J. Melzer, tentando tempestivamente di respingere queste scoperte, dissero che la cenere provocata dagli incendi della foresta si doveva essere lavata, dopo essere entrata nelle grotte e che gli utensili altro non erano che schegge di pietre rottesi naturalmente...
Ma Niede Guidon e i suoi collaboratori contestarono queste critiche fortemente negative - pubblicate in un articolo su "Antiquity", in cui si parlava di Pedra Furada - e li accusarono di aver modificato i fatti. La dr.ssa Guidon richiamò particolare attenzione su una delle fotografie pubblicate: un pezzo di pietra che i critici dicevano creata dalla roccia caduta nella grotta, della quale avevano scritto: "Il manufatto delle loro figure [...] è scheggiato cinque volte parallelamente sullo stesso bordo. Secondo l’ipotesi dell’autore, altri quattro ciottoli si devono essere abbattuti sulla pietra uno sopra l’altro, regolarmente, causando quelle scheggiature con caratteristiche uguali a quelle tecniche" ("Antiquity" 1996, vol. 70, p. 408).
Quando le chiesero come mai riscontrasse tutta questa opposizione, Guidon disse in un’intervista a Athena Review: "Non riesco a capire perché. Forse per il fatto che quando sei il primo a scoprire qualcosa, la gente ti vorrebbe uccidere per aver disturbato le placide acque del lago. Le teorie del popolamento delle Americhe sono solo teorie e nella preistoria non è possibile dire che qualcosa non esiste solo perché non lo troviamo. Una teoria non è una legge e può e deve essere cambiata ogni volta che si scoprono fatti nuovi. Io sono sicura delle nostre scoperte perché siamo un ottimo gruppo di specialisti in differenti scienze. Personalmente sono laureata sia in Storia Naturale che in Preistoria e ho alle spalle decenni di ricerche. So quando sto scavando un posto dove la gente ha sistemato le pietre in modo da fare un fuoco all’interno di una struttura, e quando mi trovo davanti a un incendio naturale!"
Un altro sito interessante è Toca da Esperança (caverna di Hope), anch’essa nel nord-est del Brasile, nello stato di Bahia. Alcuni scavi hanno rivelato quattro strati nella caverna. Il primo era uno strato spesso di roccia calcarea, sotto al quale c’erano tre strati di sabbia. Nello strato inferiore, gli archeologi trovarono attrezzi di pietra insieme a ossa animali. Per datare le ossa animali usarono il metodo dell’uranio che diede come risultato 295.000 anni. Queste importanti scoperte furono riportate al mondo scientifico nel 1988 da Henri de Lumley, uno stimato archeologo francese dell'Accademia di Scienze. De Lumley e i suoi aiutanti dissero: "L'evidenza sembra indicare che i primi Uomini entrarono nel continente americano molto prima di quanto si pensi."
Tuttavia, nonostante l'evidenza, il luogo è stato praticamente ignorato da diversi archeologi americani.
Nel 1970, l’archeologo canadese Alan Lyle Bryan stava esaminando alcuni fossili trovati nella grotta di Lapinha a Lagoa Santa, a nord di Belo Horizonte, in Brasile. In questa grotta, formatasi 900 milioni di anni fa, furono raccolti tra il 1835 e il 1844 molti fossili umani appartenenti a trenta individui associati e resti di fauna, datati circa 10.000 anni fa, tra cui il famoso "cranio dell'Uomo di Lagoa Santa" e fossili di animali preistorici, come la tigre dai denti a sciabola e l'armadillo gigante. La grotta misura 511x40 metri e consiste di 16 stupefacenti "sale". Nel Salone della cosiddetta "Cattedrale" ci sono formazioni che sembrano nicchie, con immagini che ricordano i santi nelle chiese. Straordinarie la Sala delle Piramidi e la Galleria della Sposa, le cui formazioni hanno ispirato questi nomi. Proprio tra questi fossili esposti in un museo brasiliano, nel 1970 Bryan trovò il "cranio dell'Uomo di Lagoa Santa", appartenuto a un ominide molto primitivo, tuttavia somigliante all'Homo Erectus. Bryan si mise a fotografare quello strano cranio, lasciando il fossile nella teca del museo dove lo aveva trovato. Quando l’archeologo mostrò le foto scattate agli scienziati americani, questi non potevano credere che il cranio fosse dell'America del Sud. Secondo la teoria corrente, infatti, nessun cosiddetto "uomo-scimmia" poteva esistere lì, dal momento che creature umane "moderne" non arrivarono mai nelle Americhe, e invece queste sembravano esserci già... 15 milioni di anni fa.
La cosa più incredibile è che dopo la scoperta di Bryan (che fortunatamente fotografò), quell’imbarazzante cranio sparì misteriosamente, seguendo la stessa sorte subita da molti altri reperti archeologici...
Il Brasile non è nuovo a rivelazioni stupefacenti.
Nel nord-est del Brasile, in riva al Rio do Bacamarte, c’è la cosiddetta "Pedra do Ingà", un monolite lungo ventiquattro metri per tre di altezza, completamente ricoperto di "petroglifi", la cui datazione "ipotetica" li colloca tra il 6000 e il 1000 a.C. La pietra è "decorata" con incisioni di animali stilizzati, uomini, cerchi, triangoli, stelle, croci, palme, cactus, spighe di grano e pannocchie di mais, che rivestono completamente un enigmatico muro il cui significato è tuttora sconosciuto alla scienza ufficiale, che lo vedrebbe come una sorta di altare.
È strabiliante come si vogliano subito connettere alla religione i manufatti di cui ci è ignoto il significato. È sconcertante altresì l’immagine di un uomo impegnato alla realizzazione di opere "impossibili", difficilmente realizzabili con i primitivi e rudimentali arnesi a sua disposizione e, soprattutto, è imbarazzante la ripetizione quasi ossessiva di alcuni simboli che ritroviamo anche in molte altre culture. Segni che per alcune loro caratteristiche sono stati attribuiti agli ittiti e perfino a visitatori di altri pianeti. Forse si trattava della razza che aveva realizzato i disegni di Nazca e le pietre di Ica, o invece potrebbero essere stati i nostri fratelli cosmici che continuano a visitare il Sud-America quotidianamente.
Ma continuiamo con i "Misteri" preistorici del Brasile.
Altri massi granitici si trovano al "Lajedo Manoel de Souza", presso la città di Cabaceiras, in cima a una collina piena di cactus e di spinose bromelie, non troppo distante dal Rio do Bacamarte. Un arco litico nasconde al suo interno notevoli pitture rupestri preistoriche, a testimonianza che l’uomo primitivo e gli animali giganteschi della preistoria convivevano migliaia di anni fa (tesi confermata anche dalle Pietre di Ica). Alcune rocce sono state incise con motivi di stelle, cerchi, uccelli e mani, proprio come nelle pitture rupestri aborigene australiane. Motivi identici ricoprono le pareti di una caverna abitata per anni da un santone di nome Pai Mateus. Questa caverna si trova in cima a una montagna che porta il suo nome: il "Lajedo de Pai Mateus"; questa zona è piena di enigmatici massi sferici di notevoli dimensioni ai quali, ancora una volta, non si è riusciti a dare una spiegazione. La più famosa "pietra" è la Pedra da Boca, un blocco di granito la cui apertura della caverna interna ha la forma di una bocca umana, un’altra viene chiamata "Helmet Rock", perché ha la forma cava di un elmo.
Sulla costa del Rio Grande do Norte si trova il "Lajedo de Soledade".
Ad Apodi, la seconda più grande città di Rio Grande do Norte, esiste una distesa rocciosa e immensa, piena di piccole caverne e di canyon, dove tribù di indiani passati di là in cerca di acqua e protezione, scolpirono la pietra registrando un mondo inospitale e selvatico. A ogni passo ci sono sorprese: le piste di "Lajedo de Soledade" contengono fossili di animali preistorici e incisioni rupestri eseguite approssimativamente 10.000 anni fa. Ovunque, enormi pietre calcaree di colore scuro richiamano un tempo ancor più remoto, quando quell'area era unicamente un mare interno poco profondo, abitato da molluschi. L'oceano, infatti, cominciò a ritirarsi 90 milioni di anni fa.
Le incisioni rosse sono la grande attrazione del luogo: i vecchi brasiliani delle caverne usarono una mistura di ossido di ferro e grassi vegetali per incidere nella pietra la flora, la fauna e la vita quotidiana di quei tempi. Buona parte delle raffigurazioni mostra pappagalli, aironi, centopiedi, organi genitali e impronte di mani umane adulte e infantili. Gli altri disegni sono misteriosi e alcuni suggeriscono rituali religiosi. Altre incisioni su pietre piatte rivelano che, durante il periodo paleolítico (quando gli uomini modellavano i primi attrezzi e le prime armi in pietra tagliata), i nostri antenati iniziavano a calcolare il patrimonio, a registrare il risultato della caccia e delle conquiste amorose...
Oggi il "Lajedo de Soledade" è una distesa calcarea di un chilometro e mezzo quadrato, piena di grotte contenenti notevoli pitture rupestri. Novanta milioni di anni fa circa, invece, era il fondale marino di un mare. Nei suoi canyons ci sono caverne, grotte, e molti cunicoli, che furono ricoveri abitativi umani nella preistoria.
Nelle grotte sono stati trovati 53 "pannelli" di pitture rupestri, ma la conformazione delle grotte stesse ha reso molto ardua l’impresa fotografica e esplorativa, dal momento che si tratta per lo più di anfratti dal soffitto bassissimo. Si ritiene che, sia le incisioni, sia i disegni color ocra e rosso mattone, possano risalire da tremila fino anche a diecimila anni fa. Dobbiamo la scoperta di questo importante sito al geologo Eduardo Bagnoli, il cui lavoro è documentato nel piccolo museo del paesino di Soledade, grazie alla Fondazione "Amici di Lajedo de Soledade", creata dallo stesso Bagnoli in collaborazione con Petrobras, la compagnia petrolifera nazionale brasiliana.
La "Valle dei Dinosauri" si trova nell'estremo nord-ovest dello stato di Paraiba, non lontano dalla cittadina di Sousa. In una valle che centocinquanta milioni di anni fa era un lago dalle rive paludose, oggi scorre il Rio do Peixe. In questo sito protetto si può ammirare la più lunga "passeggiata di dinosauri" del mondo: circa cinquanta metri di nitidissime impronte di dinosauri teropodi e sauropodi.
Il paleontologo italiano Don Giuseppe Leopardi è un sacerdote, ma anche uno dei maggiori esperti di impronte di fossili, del mondo. La sua passione gli deriva dalla famiglia: il trisnonno era geologo e il padre, un famoso geologo e paleontologo. Di origine veneziana, aveva frequentato l’Istituto dei Padri Cavagnis, i quali lo esortarono a seguire il suo istinto quando, dopo aver studiato per anni al "Pontificio Istituto Biblico" di Roma, sentì rispuntare la passione originaria. Si laureò in scienze naturali a Roma e nel 1973 fu inviato in Brasile dove si occupò di pastorale universitaria fino al 1989. Insegnò quindi geologia nell'università del Paranà. In Brasile incominciò a trovare orme di dinosauri. Dal 1996 è titolare di una parrocchia della periferia di Napoli, dove continua a interessarsi del comportamento dei dinosauri. Dalle loro orme apprende molte informazioni che non si possono ottenere dallo scheletro. Le ossa permettono di risalire alle dimensioni e al peso del mastodonte, mentre le orme dei piedi e della coda sono in grado di mettere luce sul suo comportamento individuale e sociale. Infatti, mentre fino a qualche tempo fa si credeva che i dinosauri bipedi avessero un’andatura simile a quella dei canguri, ora sappiamo che camminavano come i quadrupedi, in quanto non facevano strisciare la coda per terra. Da questo, si è passati a dedurre che si trattasse di animali molto più dinamici di quanto si pensasse. Dalle "piste" è possibile anche calcolare la loro velocità e sapere perché si spostavano e dove si dirigevano.

I misteri delle foreste del Brasile

Molti furono gli avventurieri che si inoltrarono nelle foreste brasiliane in cerca delle perdute miniere di Muribeca. Il governo del Portogallo, nel XVIII secolo, finanziò spedizioni delle cosiddette bandeiras, cioè “bandiere” o “stendardi”, i cui componenti erano noti come bandeirantes. Nel 1753, un gruppo di sei bandeirantes, guidato da Francisco Raposo e João Silva Guimaraes, organizzò una spedizione nelle zone interne dell’attuale stato di Minas Gerais, con schiavi negri, indigeni e animali da soma. Si dirissero poi verso l’Altipiano Centrale, per poi scomparire nel nulla.

Nella biblioteca nazionale di Rio de Janeiro è conservato il cosiddetto “manoscritto n°212″, il quale descrive dettagliatamente le avventure della spedizione.

Dopo mesi e mesi vagabondando per territori sconosciuti anche alle guide indigene, gli esploratori trovarono una catena di monti strani, fatti come di roccia quarzica. Inseguendo un cervo che penetrava dentro una caverna, uno schiavo trovò un percorso chiaramente artificiale, che li condusse quasi in cima a quelle montagne di quarzo, in un punto da cui si vedeva una valle di pianura. A una distanza di qualche chilometro appariva una grande città sulla piana, così vasta che gli uomini della spedizione erano convinti fosse la capitale dell’antico regno del Brasile. Col timore di essere avvistati dai possibili abitanti, discesero in gran fretta per arrivare vicino alla città, che scoprirono essere tanto grande quanto completamente disabitata.

La strada portò gli uomini davanti a tre grandi arcate: la più alta, quella centrale, aveva incise sull’architrave lettere indecifrabili. Oltre le arcate vi era un’ampio percorso, fiancheggiato da case alte, le cui facciate erano “annerite dall’estrema antichità”. Tutto era silenzioso e deserto. C’erano pilastri crollati, crepacci invasi dalla vegetazione, edifici col tetto fatto di lastre di una strana pietra. Quando i bandeirantes entrarono dentro gli edifici, videro che i pavimenti erano coperti di detriti ed escrementi di pipistrelli, i quali formavano uno strato così alto da convincere gli uomini del fatto che quelle costruzioni erano abbandonate da secoli e secoli, se non millenni.

Nel cuore della città si apriva una grande piazza. Al centro vi era una colonna di pietra nera con la statua di un uomo indicante il nord. A ogni angolo vi erano obelischi di quella strana pietra nera, e lungo un lato si alzava un edificio magnifico, col tetto parzialmente crollato. Vi erano gradini in rovina che portavano a una sala molto ampia, le cui pareti mostravano tracce di affreschi. Anche quel locale era pieno di pipistrelli, e l’odore dei loro escrementi irritava la gola.

Oltre la piazza centrale, la città era tutta in rovina; vi erano macerie e voragini nel terreno. Era stata chiaramente distrutta da qualche sommovimento sismico. Intorno scorreva un fiume ampio, e oltre la sua riva si stendevano campi di una vegetazione floreale lussureggiante. Gli esploratori videro anche dei laghi di acqua bassa su cui nuotavano stormi di anatre…

Filtri d'amore

Filtri d'amore con sangue mestruale

I filtri d'amore, altrimenti chiamati "pozioni magiche", costituiscono spesso un punto di riferimento per coloro che necessitano di una soluzione a un problema d'amore, nella maggior parte dei casi l'innamoramento di un soggetto specifico o il ritorno della persona amata. Le leggende da cui i filtri d'amore trovano fondamento sono molteplici, alcune delle quali di origine medievale con presunte pozioni inventate dai Druidi della religione celtica. Tali tipologie di elisir, in realtà, altro non recano se non un banale effetto placebo, essendo totalmente prive del principio primo e fondamentale su cui si basa un qualsiasi intervento di natura occulta: la manipolazione energetica.

Non è difficile imbattersi, presso librerie o biblioteche, in testi esoterici e libri di stregoneria o incantesimi wicca su come preparare filtri d'amore mediante ricette, ingredienti, erbe e polverine magiche per lui e per lei, allo scopo di far tornare o risvegliare il desiderio sessuale. E' opportuno ricordare che tali misture sono vietate dalla legge italiana poichè non approvate dal Ministero della Sanità: non è un caso, d'altronde, che dal 30 Agosto 2012 il più noto portale di aste online abbia bloccato le vendite di pozioni potenzialmente pericolose per la salute individuale. Ciononostante, è ancora vasto il numero di utenti che credono all'efficacia di un filtro d'amore con l'obiettivo di:

  Ottenere incondizionatamente l'interesse di un soggetto specifico

  Provocare l'innamoramento della persona desiderata

  Aumentare il proprio fascino per facilitare la ricerca di un partner

  Incrementare la qualità delle proprie prestazioni sessuali

Si presti estrema attenzione a chi dispensa filtri d'amore potenti che funzionano a distanza, pozioni d'amore con capelli, filtri d'amore con sangue mestruale, filtri magici ed elisir d'amore di ogni tipo: oltre a non produrre alcun vantaggio pratico, tali miscugli recano spesso costi spropositati poichè alimentati dal mito degli ingredienti difficili da reperire. Le procedure fantasiose di preparazione, infatti, annoverano anche filtri con animali quali passeri, rondini e colombe, filtri con mandragora, filtri con sostanze afrodisiache (zenzero, noce moscata, zafferano, anice, vaniglia, cannella, coriandolo, chiodi di garofano, cardamomo, ecc.) e filtri d'amore con sangue mestruale o con capelli che NON possiedono alcuna efficacia esoterica poichè non interessano flussi energetici di nessun tipo.

Non esistono nella maniera più assoluta, pertanto, le celebri pozioni denominate "filtro d'amore della Regina Ginevra", "rito di Habondia" e "filtro del coriandolo", così come intrugli di qualsiasi tipo spacciati per elisir in grado di ammaliare e rendere schiavo d'amore: "Elisir d'amore", a titolo di cronaca, è un'opera comica musicata da G.Donizetti e non certo un prodotto esoterico.

Alla luce di quanto appena esposto, è opportuno sottolineare che Athos NON prepara filtri d'amore o pozioni di nessun tipo, nè semplici nè complessi, ritenendo del tutto inutile il ricorso a espedienti di quel tipo. Il ritorno di un amore non potrà mai essere ottenuto mediante una pozione, necessitando di canalizzazioni energetiche ben precise ottenibili con idonee ritualistiche operate in ambito medianico, quali i legamenti d'amore. Un filtro è unicamente un banale mix di ingredienti che non appartengono alla reale tradizione esoterica e che non saranno mai sufficienti a produrre le condizioni per un innamoramento o miglioramento della propria condizione sentimentale. Si prendano le debite distanze, quindi, da miti e leggende che sopravvivono tuttora grazie all'ignoranza e alla superstizione popolare: i cosiddetti elisir con proprietà taumaturgiche sono da sempre stati il marchio di fabbrica di sciacalli e impostori.

giovedì 14 maggio 2015

I DUE MESSIA

Sempre più "Ricercatori della Verità" si cimentano in ricerche storiche atte a stabilire come andarono veramente le cose duemila anni fa. E' veramente esistito il "Salvatore del "Mondo" catto-cristiano, Figlio di Dio che nasce da una vergine e che dopo aver predicato in lungo e largo in una Palestina occupata dai romani in pieno fermento rivoluzionario, come se nulla fosse ha praticato miracoli, dato la vista ai ciechi, moltiplicato i pani e i pesci, trasformato l'acqua in vino, fatto resuscitare i morti, camminato sulle acque, morto per redimerci dal peccato e infine resuscitato dopo tre giorni per poi ascendere al cielo fra le braccia del Padre?