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martedì 21 ottobre 2014

Il Vangelo della Verità

1.) Il Vangelo della Verità è gioia per coloro che hanno ricevuto dal Padre della Verità la grazia di
conoscere Lui per mezzo della potenza del Logos, uscito dal Pleroma e immanente nel Pensiero e
nella mente del Padre. Questi è colui che è chiamato "il Salvatore", perché tale è il nome
dell'opera che egli deve compiere per la salvezza di coloro che non hanno conosciuto il Padre.
Perciò il termine "vangelo" è rivelazione di speranza: esso è una scoperta per coloro che cercano
Lui.
2.) Il Tutto si è dato alla ricerca di Lui, dal quale è uscito. Il Tutto si trovava dentro di Lui,
l'inafferrabile, l'impensabile, al di sopra di ogni concetto. E l'ignoranza a proposito del Padre
produsse angoscia e terrore. L'angoscia divenne densa come nebbia, tanto che nessuno poteva
vedere. Per questo motivo l'Errore divenne potente: plasmò la sua sostanza con il vuoto,
ignorando la verità, e prese dimora in una finzione, creando con bell'artificio qualcosa che
sostituisse la verità.
3.) Questo non ha comportato un'umiliazione per Lui, l'inafferrabile, l'impensabile, perché
l'angoscia, l'oblio e la finzione dell'Errore non erano nulla, mentre la Verità è salda, inalterabile, e
non suscettibile di bellezza. Disprezzate pertanto l'Errore. Così è di esso: non avendo radice, si è
trovato immerso in una nebbia, a proposito del Padre, dedicandosi a preparare opere, oblii e
terrori per fuorviare quelli del mezzo e farli prigionieri. Ma l'oblio che è proprio dell'Errore non
era manifesto: l'oblio non è entrato nell'esistenza per mezzo del Padre, benché sia stato generato a
causa di lui. Invece, ciò che è entrato nell'esistenza per mezzo del Padre è la conoscenza, la quale
fu manifestata perché l'oblio scomparisse ed essi potessero conoscere il Padre. L'oblio infatti
esisteva perché essi non conoscevano il Padre. Ma appena il Padre sarà conosciuto,
immediatamente l'oblio non esisterà più.
4.) E questo è il Vangelo di colui che è cercato; Vangelo che Gesù Cristo ha rivelato ai perfetti,
mistero nascosto, per la misericordia del Padre. Per mezzo di esso, egli ha illuminato coloro che
erano nelle tenebre a causa dell'oblio. Li ha illuminati e ha mostrato loro la Via. E la Via è la
verità che egli ha insegnato loro. Per questo motivo l'Errore si è irritato con lui, l'ha perseguitato,
l'ha oppresso e l'ha annientato. Egli è stato inchiodato ad un legno ed è divenuto frutto della
conoscenza del Padre, senza causare rovina per il fatto che se ne è mangiato. Anzi, chi ne ha
mangiato lo ha fatto gioire per la scoperta.
5.) Egli ha trovato loro in se stesso, ed essi hanno trovato in sé Lui, l'inafferrabile, l'impensabile, il
Padre. Questi è la perfezione: è quello che ha prodotto il Tutto, in cui il Tutto si trova e di cui il
Tutto ha bisogno, poiché egli ne ha tenuto in se stesso la perfezione, quella che non ha concesso al

Tutto. Non che il Padre fosse geloso: quale gelosia ci può mai essere tra Lui e le sue membra? Ma
se l'eone presente avesse ricevuto la loro perfezione, esse non si rivolgerebbero al Padre, il quale
conserva in se stesso la loro perfezione e la concede loro perché ritornino a lui e lo conoscano con
una conoscenza unica in perfezione. Egli è colui che ha prodotto il Tutto, in cui il Tutto esiste e di
cui il Tutto ha bisogno.
6.) Come accade di qualcuno, che se altri non lo conoscono, egli suole desiderare che lo conoscano
e lo amino, per la stessa ragione - e di che cosa il Tutto aveva bisogno se non della conoscenza del
Padre? - egli si è fatto guida sollecita e sicura. Egli si è presentato in mezzo ai luoghi di istruzione,
e ha insegnato la Parola come Maestro. Là si sono avvicinati a lui coloro che erano sapienti
secondo la propria opinione, mettendolo alla prova, ma egli li ha confusi, perché essi erano
sciocchi. Essi lo hanno odiato, perché non erano davvero assennati. Dopo costoro, si sono
avvicinati a lui i piccoli, ai quali appartiene la conoscenza del Padre. Ammaestrati, essi appresero
gli aspetti della faccia del Padre. Conobbero e furono conosciuti, glorificarono e furono glorificati.
7.) Si è rivelato nel loro cuore il Libro della vita dei vivi, che è scritto nel Pensiero e nella Mente
del Padre e che, ancor prima della fondazione del Tutto, era nella parte di lui che è
incomprensibile, e che nessuno aveva possibilità di prendere, poiché era decretato che chi lo
avrebbe preso sarebbe stato immolato. Nessuno poteva essere manifestato, di coloro che credevano
nella salvezza, finché quel libro non avesse fatto la sua apparizione. Per questo motivo il
misericordioso e fedele Gesù ebbe compassione e accettò le sofferenze, perché sapeva che la sua
morte era vita per molti.
8.) Allo stesso modo che, fin quando un testamento non è ancora stato aperto, i beni del padrone
rimangono nascosti, così era nascosto il Tutto, mentre era invisibile il Padre del Tutto, l'unico,
l'esistente di per se stesso, colui dal quale procedono tutti gli spazi. Perciò è apparso Gesù e ha
preso su di sé quel libro. Egli è stato inchiodato ad un legno, ha affisso alla croce l'editto del Padre.
Oh, quale grande insegnamento! Egli si è abbassato fino alla morte, sebbene rivestito di vita
immortale. Spogliatosi di questi cenci corruttibili, si è rivestito di incorruttibilità, che nessuno ha
la possibilità di levargli. Penetrato nei luoghi vuoti a causa del terrore e passato attraverso quelli
spogli a causa dell'oblio, è divenuto conoscenza e perfezione, proclamando ciò che era nel cuore
del Padre, per istruire che era privo di insegnamento.
9.) Quelli che ricevono l'insegnamento sono i vivi, iscritti nel libro dei vivi. Essi ricevono
l'insegnamento per se stessi e sono ricevuti dal Padre quando nuovamente si rivolgono a Lui.
Infatti la perfezione del Tutto si trova nel Padre ed è necessario che il Tutto risalga a lui. Pertanto,
se uno riceve la gnosi, riceve ciò che gli è proprio e l'attira in se stesso. Invece chi è ignorante è
privo, ed è una cosa importante che gli manca: gli manca infatti ciò che può farlo perfetto.
10.) Poiché la perfezione del Tutto è nel Padre ed è necessario che il Tutto risalga a lui e che
ognuno riceva ciò che gli è proprio, Egli li ha registrati in anticipo, avendoli preparati per essere
uniti a quelli che sono usciti da lui. Coloro i cui nomi Egli ha conosciuto in anticipo alla fine

vengono chiamati: e così, chi conosce è colui del quale il Padre ha pronunciato il nome. Invece
colui il cui nome non è stato pronunciato è l'ignorante. E, infatti, come potrebbe uno udire, se il
suo nome non è stato pronunciato? Chi rimane ignorante fino alla fine è una creatura dell'oblio e
sarà distrutto con esso. Altrimenti, per quale ragione questi miserabili non ricevono alcun nome,
non sentono l'appello?
11.) Dunque, se uno possiede la gnosi, è un essere dall'alto. Se è chiamato, ode, risponde e si volge
verso chi lo chiama, per risalire a lui, poiché sa per quale scopo è chiamato. Poiché possiede la
gnosi, egli compie la volontà di colui che lo ha chiamato. Desidera piacergli e riceve il Riposo. Egli
può conoscere il nome di ogni cosa. Chi possiede così la gnosi sa di dove viene e dove va. Egli sa,
allo stesso modo di uno che essendo stato ubriaco si è liberato dell'ubriachezza ed essendo tornato
in sé mette in ordine le cose che gli appartengono.
12.) Molti sono stati fatti uscire dall'errore, sono stati preceduti fino ai luoghi a loro propri, da cui
si erano allontanati e ricevendo l'errore a causa della profondità di Colui che circonda ogni luogo,
senza che cosa alcuna lo circondi. Gran meraviglia che essi fossero nel Padre senza conoscerlo e
che abbiano avuto la possibilità di uscire fuori da soli, non potendo comprendere e conoscere
Colui nel quale si trovavano! Così era, perché la sua volontà non si era ancora rivelata fuori di lui.
Egli l'ha manifestata a favore di una conoscenza in cui convengono tutte le sue emanazioni.
13.) Essa è la conoscenza del libro vivo, che egli alla fine ha rivelato agli eoni. Non sono lettere e
segni tali che, leggendoli, uno possa pensare a qualcosa di vano, ma sono le lettere della Verità: chi
le pronuncia riconosce se stesso. Ciascuna lettera è verità assoluta, ed è un libro perfetto, poiché si
tratta di segni scritti dall'Uno. Li ha scritti il Padre, affinché gli eoni, per mezzo di queste sue
lettere, conoscessero il Padre.
14.) La sua Sapienza ha meditato il Verbo. La sua Dottrina lo ha preferito. La sua Conoscenza lo
ha rivelato. La sua compiacenza si è posata su di lui come corona. La sua gioia si è unita a lui. La
sua gloria lo ha esaltato. La sua somiglianza lo ha reso noto. Il suo Riposo lo ha ricevuto in sé. Il
suo amore si è incarnato in lui. La sua fiducia lo ha circondato. Così il Verbo del Padre procede
dentro il Tutto, frutto del suo cuore ed espressione della sua volontà. Ed egli sostiene il Tutto, lo
sceglie, ed anzi rende l'immagine del Tutto, purificandolo e promuovendone i ritorno al Padre e
alla Madre, egli, Gesù dall'infinìta dolcezza. Il Padre mostra il suo seno, e il suo seno è lo Spirito
Santo. Egli rivela ciò che di se stesso era nascosto - ciò che di Lui era nascosto è suo Figlio - di
modo che, grazie alla sua misericordia, gli eoni possono conoscerlo e cessare di tormentarsi nella
ricerca del Padre, trovando riposo il Lui, sapendo che Egli è il Riposo.
15.) Colmando la deficienza Egli ne ha abolito la figura. La figura di questa è il mondo, che ad essa
era soggetto. Infatti, nel luogo in cui c'è invidia e disaccordo, là c'è deficienza; mentre nel luogo in
cui c'è unità, là c'è perfezione. Siccome la deficienza è venuta nell'esistenza perché non si
conosceva il Padre, così, appena si conoscerà il Padre, all'istante la deficienza scomparirà. Proprio
come nel caso dell'ignoranza di uno: appena egli viene a conoscenza, la sua ignoranza si disperde

da sola, come si dissipano le tenebre quando appare la luce: così anche la deficienza viene meno a
causa della perfezione. Di conseguenza, dunque, la figura non si mostrerà più, ma sparirà nella
fusione dell'unità. Pertanto le loro azioni si presentano simili l'una all'altra. Ciò accadrà nel
momento in cui l'unità perfezionerà il luoghi. Per mezzo dell'unità ognuno ritroverà se stesso. Per
mezzo della gnosi ciascuno purificherà se stesso dalla diversità all'unità, consumando la materia
dentro se stesso, come un fuoco: le tenebre per mezzo della luce, la morte per mezzo della vita.
16.) Se dunque queste cose sono successe a ciascuno di noi, è necessario che noi provvediamo
prima di tutto che la casa sia santificata e silenziosa per l'unità. Come di persone che hanno
lasciato un luogo dove possedevano, in qualche angolo, vasi che non erano buoni, e questi sono
stati spaccati, tuttavia il padrone di casa non soffre per la perdita anzi ne è lieto: invece di quei
brutti vasi, vi sono quelli pieni che divengono perfetti.
Tale è il giudizio che viene dall'alto e che ha giudicato ognuno: una spada sguainata, a doppio
taglio, che recide da una parte e dall'altra. Quando è apparso il Verbo, che è nel cuore di coloro
che lo hanno scelto, e non era soltanto un suono, ma aveva preso un corpo, una grande confusione
avvenne tra i vasi: alcuni erano stati svuotati, altri riempiti, perché, ecco: alcuni erano lì pronti,
altri rovesciati; alcuni furono purificati, altri fatti a pezzi. Tutti i luoghi furono scossi e sconvolti e
non ebbero né consistenza né saldezza. L'Errore ne è turbato e non sa che cosa dovrà fare.
Affliggendosi e lamentandosi, egli si lacera, perché non capisce niente. Dopo che la conoscenza, che
è la rovina sua e delle sue emanazioni, gli si è avvicinata, esso è vuoto. D'altronde nell'Errore non
c'è nulla.
17.) La Verità si è fatta avanti. Tutte le emanazioni la hanno conosciuta. Esse hanno veracemente
salutato il Padre, con una potenza perfetta che le unisce a Lui. Ognuno infatti ama la verità,
perché la verità è la bocca del Padre e la sua lingua è lo Spirito Santo, il quale congiunge ciascuno
alla Verità, unendolo alla bocca del Padre per mezzo della sua lingua, quando riceve lo Spirito
Santo.
18.) Questa è la manifestazione e la rivelazione del Padre ai suoi eoni: Egli ha rivelato ciò che di sé
era nascosto e l'ha spiegato. Chi è infatti colui che esiste, se non il Padre solo? Tutti i luoghi sono
sue emanazioni. Essi hanno conosciuto che sono usciti da Lui. Prima essi lo conoscevano come figli
in un uomo perfetto, perché non avevano ancora ricevuto una forma né avevano ancora ricevuto
un nome, che il Padre produce per ciascuno. Lo conoscono allorché ricevono una forma dalla
gnosi. In realtà, benché siano in Lui, non lo conoscono. Invece il Padre è perfetto e conosce ogni
cosa che è in se. Egli, se vuole, manifesta chi vuole, dandogli una forma e dandogli un nome. Egli
dà un nome e fa' entrare nell'esistenza coloro che prima dell'esistenza erano ignoranti di chi li
aveva prodotti. Certamente non dico che siano un niente coloro che ancora non sono entrati nella
esistenza: essi si trovano in Colui che vorrà che esistano, quando vorrà, cioè in un tempo futuro.
Prima che ogni cosa sia manifestata, Egli conosce ciò che produrrà; ma il frutto che ancora non si
è manifestato, non sa niente e neppure opera in qualche modo. Così, ogni cosa, che pure è nel
Padre, proviene da Lui che esiste e che l'ha fatta esistere dal nulla. Chi non ha radici non ha
nemmeno frutto, e se dovesse pensare a proprio riguardo: - Io sono stato fatto... - scomparirebbe
per se stesso. Pertanto, ciò che non esiste per nulla non esisterà mai.

19.) Che cosa dunque vuole il Padre che si pensi di se stessi? Questo: "Io sono diventato come le
ombre e i fantasmi della notte". Quando la luce illumina il terrore che lo ha colpito, quel tale
capisce che esso non è niente. Così essi ignoravano il Padre: Egli è ciò che essi non vedevano.
Poiché questo significava spavento, confusione, instabilità, dubbio e incertezza, esistevano molti
inganni, attivi per le cause suddette, e vuote finzioni, come se la gente si fosse abbandonata al
sonno e si trovasse in preda a sogni agitati: o si presenta loro un luogo in cui essi trovano scampo o
si sentono senza forze, dopo essere stati inseguiti da qualcuno; o sono coinvolti in risse o stanno
essi stessi ricevendo colpi; o stanno cadendo da grandi alture o volano per aria, sebbene non
abbiano ali. Altre volte ancora è come se qualcuno tentasse di ucciderli, anche se nessuno li
insegue, o essi stessi stanno uccidendo i loro vicini, perché sono imbrattati del loro sangue. Fino al
momento in cui non si ridesta, colui che passa attraverso queste cose, immerso in tutte queste
confusioni, non si accorge che esse non significano nulla. Così è per coloro che hanno allontanato
da sé l'ignoranza, come un sonno cui essi non danno alcun valore. Ugualmente non danno alcun
valore alle sue opere, ma le abbandonano, al pari di un sogno nella notte, e considerano la
conoscenza del Padre come la luce.
20.) È così che ognuno ha agito, da addormentato, nel tempo della sua ignoranza, ed è così che
conosce, come se si ridestasse. Felice l'uomo che torna in sé e si ridesta, e beato chi ha aperto gli
occhi dei ciechi! Lo Spirito è corso rapidamente su di lui; quando l'ha fatto risorgere: ha steso la
mano a chi giaceva per terra ed ha rimesso sui suoi piedi quello che ancora non si era rialzato. A
costoro ha dato la possibilità di apprendere la conoscenza del Padre e la rivelazione del Figlio.
Perché quando essi hanno veduto e udito costui, il Padre ha permesso loro di gustare se stesso, di
sentirne il profumo, di toccare il Figlio diletto.
21.) Dopo che egli fu apparso, istruendoli circa il Padre, l'incomprensibile, dopo che ebbe soffiato
in loro ciò che è nel Pensiero, eseguendone il volere, dopo che molti ebbero ricevuto la luce, alcuni
si rivolsero contro di lui, perché erano estranei e non vedevano la sua immagine. Gli uomini ilici
non avevano capito che egli si era presentato sotto una somiglianza di carne, a cui nessuno poteva
impedire il cammino, essendo dotata di incorruttibilità e incoercibilità.
22.) Insegnando dunque cose nuove, col proferire ciò che è nel cuore del Padre, egli ha
pronunciato la parola senza imperfezioni. Dalla sua bocca ha parlato la Luce e la sua voce ha
generato la vita. Egli ha dato loro pensiero e intelletto, misericordia e salvezza, e il potere di uno
spirito proveniente dall'infinità e bontà del Padre. Ha fatto cessare punizioni e tormenti - perché
erano questi che distoglievano da Lui molti, bisognosi di misericordia, verso l'errore e le catene - e
con potenza li ha debellati e li ha coperti di vergogna per mezzo della conoscenza. Egli è diventato
la via per quelli che erravano, conoscenza per quelli che ignoravano, scoperta per quelli che
cercavano, sostegno per quelli che vacillavano, purezza per quelli che erano contaminati.
23.) Egli è il pastore che ha lasciato le novantanove pecore che non si erano sviate ed è andato alla
ricerca di quella che si era smarrita. E quando l'ha trovata ne ha gioito; perché il novantanove è
un numero contenuto nella mano sinistra, che lo conteggia, ma appena è stato trovato l'uno,

l'intero numero passa alla destra. Perché questa attira ciò che è mancante: lo prende dalla sinistra
e lo passa alla destra, e in questo modo diventa cento.
24.) Con il suono della loro voce esse indicano il Padre. Egli ha lavorato anche di sabato per la
pecorella che ha trovato caduta nella fossa. Egli ha salvato la pecora viva, riportandola fuori della
fossa, affinché voi poteste capire - voi, figli della gnosi - qual'è il sabato in cui non bisogna che
l'opera di redenzione rimanga inattiva, e affinché possiate parlare del giorno che è di sopra, in cui
non c'è notte, e della luce che non tramonta mai, perché è perfetta.
25.) Parlate dunque, dal vostro cuore, perché siete voi questo giorno perfetto e in voi dimora la
luce che non ha fine. Parlate della verità a quelli che la cercano e della conoscenza a quelli che nel
loro errore hanno peccato. Consolidate il piede di coloro che hanno incespicato e imponete le
vostre mani ai malati. Nutrite gli affamati e date pace ai sofferenti. Rialzate quelli che vogliono
levarsi e ridestate coloro che dormono. Voi siete la saggezza che viene brandita. Se la potenza si
comporta in questo modo, essa diviene ancora più potente. Abbiate cura di voi stessi. Non vi
preoccupate di ciò che resta, che avete gettato via: non fate ritorno a ciò che avete vomitato, per
riprenderlo. Non fatevi rodere dalla tarma o dal verme: vi siete già liberati da questa condizione.
Non diventate un luogo per il diavolo: l'avete già annientato. Non consolidate i vostri ostacoli: essi
crollano, perché sono macerie. Ciò che è senza una legge non è nulla, tanto da poter reprimere più
della legge. Esso compie le sue opere da solo, perché è ingiusto. Invece chi è giusto compie le sue
opere in mezzo agli altri. Voi, dunque, fate la volontà del Padre: gli appartenete. Il Padre è
amorevole e ciò che procede dalla sua volontà è buono. Egli ha conosciuto ciò che è vostro, affinché
là voi troviate la vostra Quiete. Dai frutti si conosce ciò' che vi appartiene.
26.) I figli del Padre, sono essi la sua fragranza, e la manifesta in ogni luogo. Se essa si mescola con
la materia, Egli affida la propria fragranza alla luce e la fa sollevare nel suo Silenzio, al di sopra di
ogni forma e di ogni rumore. Perché non sono le orecchie che fiutano l'odore, ma è lo Spirito che
può' odorarlo, e lo attira in se stesso e lo immerge nella fragranza del Padre. Lo riconduce dunque
in porto, lo rimena al luogo di dove è uscito, alla nostra fragranza originale, che ora è fredda. Essa
è una sostanza psichica; è come acqua fredda che si è condensata su un suolo non liscio e a
proposito della quale chi la vede pensa: - è solo terra -. In seguito essa esala di nuovo: se lo Spirito
l'attira, essa diviene calda. Gli odori freddi provengono dunque dalla separazione.
27.) Per questo è venuta la Fede. Abolita la separazione, essa ha portato la calda pienezza
dell'amore perché non esista più il freddo, ma l'unità del pensiero perfetto. E questa è la parola
della buona novella, che riguarda la venuta della pienezza per coloro che aspettano la salvezza che
viene dall'alto. Intanto la loro speranza è in attesa: verso di essa sono rivolti coloro la cui
immagine è la luce in cui non c'è ombra.
28.) Se in quel momento sopraggiunge la pienezza, la deficienza della materia non proviene
dall'infinità del Padre, che arriva al tempo della deficienza (benché nessuno possa dire che
l'incorruttibile giunga in quel modo): infatti la profondità del Padre si è estesa e con Lui non c'era

il pensiero dell'errore. La deficienza è una cosa debole, una cosa nell'inerzia, che si leva quando
trova ciò' che è giunto da Colui che vuole ripristinare nello stato precedente. Questo ripristino,
infatti, si chiama conversione. Perciò l'incorruttibilità è emanata fuori. Essa ha seguito colui che
aveva peccato, perché egli possa trovare la Quiete. Il perdono è appunto ciò che rimane per la
luce, nella deficienza: è la parola della pienezza.
29.) Il medico accorre nel luogo dove c'è un malato, perché quello è il desiderio che è in lui. Allora
colui che soffre di qualche deficienza non lo nasconde, perché quegli ha ciò' che a lui manca. Così
la pienezza, che non manca di nulla, completa la deficienza: la pienezza, che Egli ha dato di se
stesso per completare chi ne ha bisogno, in modo che possa ricevere la grazia. Infatti, dal momento
in cui egli fu mancante, non possedeva la grazia. Per questo, nel luogo in cui non c'era la grazia,
c'era deficienza. Appena viene ricevuto ciò di cui egli era privo, ciò di cui aveva deficienza, il
Padre lo ha manifestato come pienezza: questo significa la scoperta della luce della verità che l'ha
illuminato, perché essa è immutabile. Questo è il motivo per cui in mezzo a loro è stata assegnata a
Cristo la parola: perché quelli che erano fuorviati ritrovino il ritorno ed egli li unga con il crisma.
30.) Il crisma è la misericordia del Padre, il quale avrà misericordia per loro, perché coloro che
Egli ha unto sono quelli che sono divenuti perfetti. Sono i vasi pieni quelli che si è soliti ungere.
Quando pero' l'unzione di uno scompare, esso si svuota. La causa che lo fa' divenire mancante sta
nel fatto che la sua unzione scompare da lui. In quel momento un solo soffio lo può attirare,
secondo la forza di ciò' che lo emette. Nel caso invece di chi è mancante, nessun sigillo gli è tolto e
nulla viene svuotato. Se c'è però qualcosa di cui egli è mancante, il Padre, perfetto, suole di nuovo
colmarlo con essa. Egli è buono, conosce la sua semenza, perché egli stesso, l'ha seminata nel suo
Paradiso. Ora, il Paradiso è il Luogo del Riposo.
31.) Questa è la perfezione che procede dalla Mente del Padre e quelle sono le parole della sua
meditazione. Ciascuna delle sue parole è espressione della sua indeclinabile volontà, nella
rivelazione del Logos, uscito fuori per primo, le rese manifeste, e la Mente parlante (il Logos di per
sé è in una grazia silenziosa) fu detta il pensiero. Era qui, infatti, il luogo dove esse esistevano
prima che fossero manifestate.
32.) È accaduto dunque che egli è proceduto per primo nel momento che è piaciuto alla volontà di
chi l'ha voluto. Ora, la volontà è ciò' in cui il Padre si riposa e di cui si compiace. Nulla può'
succedere senza di Lui e nessuna cosa accade senza la volontà del Padre. Essa pero' è
inconoscibile. La volontà è l'orma di Lui, ma nessuno può' conoscerla né è possibile alla gente
stare in agguato per afferrarla. Ma ciò' che vuole è nel momento che lo vuole, anche se il suo
mostrarsi non è affatto di loro gradimento. La volontà è in Dio.
33.) Il Padre conosce così l'inizio di tutti loro, come la loro fine. Quando questa giungerà, li
interrogherà su quello che hanno fatto. Ora la fine consiste nel prendere conoscenza di chi è
nascosto. E questi è il Padre: Colui dal quale è uscito l'inizio e al quale ritorneranno tutti quelli
che sono usciti da Lui, perché essi sono stati manifestati per la gloria e la gioia del suo nome.

34.) Ora, il nome del Padre è il Figlio. È lui che all'inizio ha dato nome a quello che è uscito da Lui,
e che era Egli stesso, e che Egli ha generato come Figlio. Egli gli ha dato il suo nome, che
apparteneva a Lui, poiché è Lui, il Padre, colui al quale appartengono tutte le cose che sono con
Lui. Egli possiede il nome, egli possiede il Figlio: questo è possibile che sia visto, il nome invece è
invisibile, poiché esso solo è il mistero dell'invisibile, il quale giunge a orecchi che sono tutti pieni
di lui.
35.) Il nome del Padre, invero, non si può' pronunciare, ma Egli si è rivelato per mezzo del Figlio.
Così grande è dunque il nome! Chi, pertanto, sarà in grado di pronunciare il nome di Lui, il
grande nome, se non Egli solo, al quale appartiene il nome, e i figli del nome, quelli su cui si è
riposato il nome del Padre e che, a loro volta, si sono essi pure riposati nel suo nome?
36.) Poiché il Padre non è venuto nell'esistenza, ma di sé ha generato lui solo come nome, prima di
produrre gli eoni, affinché a loro capo quale signore, vi fosse il nome del Padre, cioè il nome vero,
saldo nella sua autorità e nella sua perfetta potenza. Questo nome non si trova tra i vocaboli, né il
suo nome compare tra gli appellativi. Esso è invisibile.
37.) Egli ha dato un nome a se stesso, perché vede se stesso ed Egli solo è in grado di darsi un
nome. Colui che non esiste non ha un nome. Quale nome si può dare a colui che non esiste? Invece
chi esiste, esiste pure il suo nome e conosce se stesso. Dare un nome a se stesso significa essere il
Padre. Il suo nome è il Figlio. Egli non l'ha dunque nascosto nell'agire: ma il nome esisteva, ed Egli
lo dava al Figlio, a lui solo. Il nome, quindi, è quello del Padre, così come il nome del Padre è il
Figlio, sua misericordia. Costui, infatti, dove troverebbe un nome, fuori del Padre?
38.) Ma certamente qualcuno potrebbe dire al suo vicino: - Chi può dare un nome a chi
preesisteva prima di lui? Come se, a dire il vero, i bambini non ricevessero un nome da chi li ha
generati. La prima cosa da fare, allora, è riflettere su questo punto: "Che cos'è il nome?" Poiché
esso è il nome autentico, è senza dubbio il nome che proviene dal Padre, perché è Lui il signore del
nome. Non è uno pseudonimo, che egli abbia ricevuto, come altri, secondo la maniera in cui
ciascuno ne viene fornito. Ma è Lui il signore del nome. Non c'è nessun altro a cui Egli lo abbia
concesso, ed Egli stesso è stato innominabile ed ineffabile fino al momento in cui Egli stesso, che è
perfetto, lo ha pronunciato, ed è Lui che ha il potere di pronunciare il suo nome e di vederlo.
39.) Quando dunque gli piacque che il suo Figlio diletto divenisse il suo nome, Egli gli diede il suo
nome. Uscito dalla profondità, questi ha parlato dei segreti di Lui, sapendo che il Padre è bontà
assoluta. Proprio per questo motivo, Egli lo ha mandato: perché potesse parlare del Luogo e del
luogo del Riposo, da cui egli era uscito, e glorificare il Pleroma e la grandezza del Suo nome e la
dolcezza del Padre. Ed egli parlerà del Luogo da cui ciascuno è venuto, e ciascuno si affretterà a
tornare di nuovo alla religione dalla quale ha derivato la sua vera condizione e a liberarsi da quel
luogo in cui si è trovato da quando ha gustato quel Luogo e ne ha ricevuto nutrimento e crescita. Il
luogo suo proprio di riposo è la sua pienezza.

40.) Tutte le emanazioni del Padre sono pienezze e tutte le sue emanazioni hanno la propria radice
il Lui, il quale le ha fatte sorgere tutte da se stesso e ha assegnato loro il proprio destino. Ciascuno,
pertanto, è stato manifestato affinché per mezzo del proprio pensiero... . Il Luogo a cui essi
rivolgono il proprio pensiero, quel luogo è la loro radice, che li solleva in alto, a tutte le altezze,
presso il Padre. Essi raggiungono il suo capo, che è per loro la Quiete. È loro dato accesso in avanti
e vengono a trovarsi tanto vicini da poter dire che sono stati messi in comunione con il volto di
Lui, per mezzo dei baci.
41.) Forse che essere simili non sono stati manifestati perché non sono usciti fuori di se stessi e
perché non hanno menomato la gloria del Padre e non hanno pensato che Egli fosse piccolo o che
fosse aspro o che fosse irascibile, ma che Egli è assolutamente buono, incrollabile, dolce, che
conosce tutti gli spazi prima che essi entrino nell'esistenza, e che non ha bisogno di istruzione?
42.) Questa è la condizione di coloro che posseggono qualche cosa dall'alto, grazie a quella
incommensurabile grandezza, in cui essi si trovano, stretti insieme a quell'Uno, unico e perfetto,
che è là per loro. Costoro non discendono nell'Ade; essi non hanno né invidia né lamenti; non c'è
più in mezzo a loro la morte, ma riposano in Colui che riposa. Essi non penano, né sono
preoccupati nella ricerca della verità, perché essi stessi sono la verità. Il Padre è in loro ed essi
sono nel Padre, perfetti e inseparabili da quell'autenticamente Buono. Essi non sono causa di
alcun danno, anzi largiscono benessere. Ventilati dallo Spirito, essi si accorgeranno della loro
radice, e quelli in cui Egli avrà trovato la sua radice, saranno oggetto di particolare sollecitudine,
ed Egli eviterà ogni danno alle loro anime. Questo è il Luogo dei beati, questo è il loro luogo.
43.) Quanto agli altri sappiano essi, nei luoghi in cui si trovano, che non è conveniente per me,
dopo che sono stato nel Luogo del riposo, parlare di altre cose. Ma là io dimorerò e dedicherò me
stesso, in ogni momento, al Padre del Tutto e ai veri fratelli, sui quali si riversa l'amore di Lui e in
mezzo ai quali nulla di Lui fa difetto. Sono essi, che sono manifestati nella verità, poiché essi sono
in quella vita vera ed eterna e parlano della Luce perfetta, ripiena del seme del Padre, e che è nel
suo cuore e nel Pleroma, mentre il Suo Spirito gioisce in Lui e glorifica Lui, nel quale esso esisteva,
perché Egli è buono e i suoi figli sono perfetti e degni del suo nome. Sono proprio figli di questo
genere che Egli, il Padre, ama.