Visualizzazione post con etichetta Leggende. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Leggende. Mostra tutti i post

giovedì 31 marzo 2016

La leggenda dell'Aquila

Una leggenda indiana dice che l'aquila viva fino a 70 anni.
Ma perché ciò accada, intorno ai 40 anni, dovrà prendere una decisione difficile. A questa età i suoi artigli sono lunghi e flessibili, e non riescono più ad afferrare le prede di cui si nutre. Il suo becco, allungato e appuntito, si incurva. Le ali, invecchiate e appesantite dalle penne assai ingrossate, puntano contro il petto.
Volare è ormai difficile.
L'aquila ha solo due alternative: lasciarsi morire, o affrontare un doloroso processo di rinnovamento, lungo ben 150 giorni.
Volerà allora in cima a una montagna, si ritirerà su un nido inaccessibile, addossato a una parete rocciosa, un luogo da cui potrà fare ritorno con un volo piano e sicuro.
Trovato questo luogo, l'aquila comincerà a sbattere il becco sulla parete fino a staccarlo, affrontando con coraggio il dolore di tale operazione. Passate alcune settimane, le ricrescerà un nuovo becco. Con questo, strapperà uno a uno, incurante del dolore, i vecchi artigli. Quando ricresceranno i nuovi artigli, con questi e con il becco, strapperà dal suo corpo tutte le penne, una ad una.
Quando rinasceranno le nuove penne la nuova aquila si lancerà sicura nel volo di rinnovamento e ricomincerà a vivere per altri 30 anni.

"La leggenda dell'Aquila ha molte attinenze con la nostra vita. Anche noi, molto spesso, nel corso della nostra vita ci troviamo a dover affrontare dure ma necessarie decisioni che ci guidano alla necessità di fare un processo di rinascita.
Intraprendere sfide e cambiamenti non è mai un compito facile.
La transizione, da uno stato all'altro, è raramente privo di sforzi ed alcune volte è molto doloroso. Ma senza questo cambiamento, noi non potremmo crescere e diventare ciò che intendiamo essere."

martedì 19 agosto 2014

La leggenda dei tre giorni di buio

Quella dei “tre giorni di buio” è una vecchia storia frutto di una visione deviata e fondamentalista del Cristianesimo. Secondo questa tesi, che non ha ricontro nel Vangelo, sarebbero imminenti tre giorni di buio, in cui cioè il Sole non brillerà e non sarà possibile accendere la luce artificiale. Nel corso di questi tre giorni dovrebbe avvenire il Giudizio universale: una grande battaglia tra angeli e demoni con il conseguente sterminio dell’umanità peccatrice. Al termine dell’ecatombe, durante la quale un solo segno brillerà nel cielo buio, quello della croce, solo un quarto della popolazione mondiale – gli “eletti” – sarà stata risparmiata e sarà pronta a popolare il Regno di Dio calato sulla Terra.

E’ difficile ricostruire l’origine della leggenda. Alcuni l’attribuiscono a San Gaspare del Bufalo che, nonostante il nome, non è un “bufalaro” ma un sacerdote italiano della prima metà del XIX secolo, celebre anche come profeta. Altri a San Pio da Pietralcina, ma i frati che lo conoscevano hanno sempre smentito l’esistenza di una “profezia” al riguardo. C’è un riferimento esplicito ai tre giorni di buio nel diario di Santa Faustina Kowalska, in cui la suora racconta di aver avuto da Gesù la visione di una grande oscurità scesa su tutta la Terra a eccezione di una grande croce luminosa nel cielo. Non è invece vero che i tre giorni di buio siano stati profetizzati dalla Madonna di Medjugorje: ad affermarlo fu un frate americano, David Lopez, di ritorno da un pellegrinaggio a Medjugorje. Ma, intervistati da padre Livio di “Radio Maria”, alcuni veggenti hanno smentito sostenendo che la Madonna non ha mai parlato loro di questi tre giorni di oscurità. Tuttavia, la storia ‘tira’, nel senso che piace a molti cattolici che auspicano l’imminente fine del mondo, convinti di essere promossi a pieni voti nel Giudizio universale. Perciò, alcuni sedicenti profeti hanno spesso fatto riferimento ai tre giorni di buio per ottenere visibilità: per esempio un certo Albino Reali di Frosisone, uno dei tanti che ha dichiarato di avere le stimmate.

Non c’è dunque da stupirsi se la leggenda dei tre giorni di buio sia stata fatta propria da alcune sette New Age di vago stampo cattolico, e gettata nel calderone delle teorie apocalittiche che mescolano insieme Maya, Bibbia e UFO. Proprio così: secondo alcuni contattisti della Federazione Galattica di Luce, il 28 ottobre 2011 i tre giorni di buio avranno inizio. Se il nome vi ricorda un pò Star Trek, non avete tutti i torti: coloro che hanno ideato la storia dell’esistenza di questa Federazione Galattica sono dei trekker, appassionati di Star Trek che hanno pensato di arricchirsi con la passione non solo americana per il celebre telefilm inventando l’esistenza di una Federazione (lo stesso nome usato in Star Trek) di popoli illuminati sparsi nella Galassia, che desiderano preservare le civiltà come la nostra non ancora pronte per essere ospitate nel seno della Federazione. Alcune persone sarebbero state contattate dagli alieni attraverso pratiche New Age, scoprendo che tra di essi ci sono esseri di luce simili ad angeli che tutto sanno e tutto prevedono. Questi esseri di luce avrebbero messo in guardia i contattisti: il 28 ottobre quei tre giorni di buio a lungo profetizzati avverranno concretamente. Al termine, i nostri “stati vibrazionali” (un concetto non chiaro che fa riferimento alle dottrine New Age) saranno pronti per accedere a un nuovo “livello esistenziale”. Non tutti i contattisti sono d’accordo: alcuni infatti ricevono voci dai Siriani, altri dagli abitanti delle Pleiadi e così via. Ciascuno di questi popoli darebbe informazioni diverse. Tra l’altro, alti esponenti della Federazione starebbero viaggiando verso la Terra a bordo della nava ammiraglia della Federazione che ha un nome familiare: no, non Enterprise, ma Nibiru. E così anche la famosa teoria del pianeta Nibiru che ogni tanto tornerebbe a farci visita ha modo di rientrare nella vicenda.

Non è chiaro a nessuno come improvvisamente la Terra possa calare nel buio pesto per tre giorni. Anche ipotizzando un black out mondiale, nulla vieta al Sole di continuare a illuminarci (e così la Luna e le stelle). Un’eclisse può durare qualche minuto e solo per un’area circoscritta della Terra. Un’inversione dei poli non ha alcun effetto sulla luce che proviene dal Sole. E non può, come sostengono alcune tesi, “fermare” il pianeta. E anche se la Terra si fermasse, cosa scientificamente impossibile, metà del pianeta sarebbe comunque illuminata dal Sole. Dunque, se proprio vogliamo prendere in considerazione la tesi dei tre giorni di buio, dobbiamo mettere in conto che il Sole si spenga. Ma il Sole si spegnerà non prima dei prossimi 4 miliardi di anni e solo dopo lunghe convulsioni di cui non abbiamo alcun cenno attualmente. Non è possibile che il Sole si spenga all’improvviso e poi si riacenda, come per miracolo. Ma ecco la parola chiave: miracolo. Dopo tutto, nonostante stiamo camminando nel terreno minato della New Age, i contattisti si dichiarano pur sempre cristiani e quindi sostengono che i tre giorni saranno frutto di un miracolo, una chiara deroga alle leggi della fisica che fino a oggi, da 14 miliardi di anni, regolano così finemente il nostro universo. Se così, c’è poco da fare. Un miracolo non può essere smentito, se non dopo che (non) è avvenuto.

mercoledì 13 agosto 2014

Dracula e la sua storia

Il vero nome, o meglio il soprannome, del Principe della Valacchia non era, come erroneamente si pensa, Dracula, adattato dal rumeno, bensì Draculea. Di origine latina, questo soprannome gioca sull'ambiguità del sostantivo DRAC, che significa dragone o diavolo, mentre UL è un articolo determinativo, pari al nostro "il"; EA significa "figlio di", in quanto il soprannome della sua casata gli derivava dal padre.
Ma qual’è la vera storia del principe Vlad? L'8 febbraio del 1431, a Norimberga, l'imperatore Sigismundo di Lussemburgo concesse il governo della Valacchia a Vlad II, uno dei suoi più fedeli e valorosi sostenitori.
Per convalidare questa investitura, l'imperatore diede al suo protetto un medaglione dorato con inciso un drago: era questo, infatti, il sigillo dei cavalieri dell'Ordine del Drago al servizio di Sigismundo.
Il medaglione rappresentava il simbolo della vittoria di Cristo sulle forze del male: chi lo indossava non poteva separarsene finché fosse in vita.
Vlad il Drago

In attesa dell'incoronazione, Vlad si trasferì in Transilvania, dove fece costruire due zecche. Per le prime emissioni usò il suo emblema, il drago. Questo è il motivo per cui il popolo rumeno lo soprannominò Dracul, appellativo che diventò un vero e proprio cognome per i suoi discendenti, tra cui il suo secondogenito Vlad III, cioè il nostro Dracula, nato nel dicembre del 1431. Vlad III, seguendo le orme del padre, divenne egli stesso un cavaliere dell'Ordine del Drago. Oltre che un bravo combattente, divenne anche un abile politico, basandosi sul principio secondo il quale "per un principe è molto meglio essere temuto che essere amato".
Dopo la morte del padre, Vlad III, fatto prigioniero dai turchi, servì come ufficiale nel loro esercito, imparando le loro tecniche di tortura. Riuscì ben presto a fuggire aiutato da uno zio, un nobile rumeno del quale, in seguito, sposerà la figlia. Dopo vari tentativi, riuscì a salire al trono di Valacchia il 22 agosto del 1456 a soli 25 anni. L'inizio del suo regno fu caratterizzato dal passaggio di una cometa sull'Europa, per molti un cattivo presagio. Vlad riorganizzò lo Stato riformando diverse leggi e introducendo la pena capitale tramite impalamento per tutti i nemici. Combattè con incredibile ferocia l'esercito turco utilizzando, contro i nemici, le loro stesse tecniche di tortura. Questo gli valse il terribile soprannome di Vlad "Tepes", ovvero Vlad l'Impalatore.
Nel corso di una battaglia venne fatto prigioniero ma, dopo ben dieci anni passati in prigione, tornò al trono nel 1476, riprendendo la sua feroce lotta contro gli ottomani. Verso la fine dello stesso anno venne infine assassinato da Laiota Basarab che gli successe al trono. Una delle più belle descrizioni di Vlad è quella scritta da papa Pio II, suo contemporaneo, che ne esalta la grandezza e l'orgoglio.
Dracula il vampiro
Ma il mito di Dracula è legato alla sua figura di vampiro. Come ha fatto, un principe e condottiero, a trasformarsi in "creatura della notte" assetata di sangue?. Alla fine del XV secolo, nel monastero Kirillo-Bieloserskij, venne ritrovato un manoscritto redatto da un monaco russo che si firmava Efrosin. Composto da capitoli indipendenti l'uno dall'altro, l'opera contiene aneddoti che vedono come protagonista Vlad III. In uno di questi si racconta come il Principe della Valacchia provasse soddisfazione nel pranzare sotto i cadaveri dei suoi nemici che, impalati in gran numero, circondavano il suo tavolo. Per rendersi conto della risolutezza e della ferocia di Vlad, basti pensare all'episodio in cui un suo servitore, non sopportando l'odore disgustoso dei cadaveri attorno al banchetto, nel servire il suo padrone si tappò il naso girando la testa dall'altra parte. Dracula lo fece impalare dicendo: «Là in alto dove tu sarai, il fetore non potrà arrivare». Da racconti come questo e dalle leggende che nel corso dei secoli si crearono attorno al nome del principe Vlad, oltre che da una buona dose di superstizioni popolari, lo scrittore Abraham (Bram) Stoker trasse l'ispirazione per realizzare il suo romanzo capolavoro: Dracula. Il libro venne stampato nel 1897 e, da allora, la figura di Dracula assunse le caratteristiche che oggi conosciamo.
Da libro al cinema
II personaggio, nato dalla penna del romanziere, veniva descritto come un vecchio di alta statura e con lunghi baffi bianchi; le sue orecchie erano pallide e appuntite. Inoltre, sempre secondo la scrizione di Stoker, Dracula aveva i peli sui palmi delle mani e le unghie lunghe, strette e appuntite. Egli poteva, inoltre, trasformarsi in pipistrello o dissolversi in nebbia a suo piacimento. Il suo punto debole erano i simboli sacri, sia cristiani che pagani, come l'acqua santa e l'aglio o le croci. Ben presto anche il cinema si interessò a questo terribile quanto affascinante personaggio. Dracula venne ritratto, nei molti film che lo videro protagonista, in vari modi: ogni Dracula era diverso dal precedente e ognuno aveva le proprie caratteristiche fisiche e di vampiro. Ma l'attore che più di tutti legò la propria immagine al ruolo del Principe delle tenebre, fu senza dubbio Bela Lugosi, vera e propria star del cinema horror degli anni '30 il quale, nonostante il suo aspetto elegante ed aristocratico, appariva ben distante dal mostro peloso e con le orecchie a punta descritto da Stoker.
Chi ha paura del vampiro?
Dracula e, più in generale, i vampiri, si sono installati nella mente dell'uomo come creature cariche di significati. Non sono in pochi a credere che la popolarità di questi esseri dai lunghi canini, sia direttamente riconducibile all'amore per il pericolo che da sempre attira l'uomo. Ma ancora più affascinante è la teoria secondo cui il vampiro è esclusivamente la riproduzione della consapevolezza umana della morte. Dracula, dunque, diventa tanto più potente per la sua capacità, che tutti vorremmo avere, di ingannare la morte e continuare ad esistere: egli è quasi immortale, ma nessuno conosce la morte così intimamente come lui. Ma anche una creatura così particolare ha dei nemici e può esssere sconfitta. Lo scienziato ed espertto di occultismo Abraham Van Helsing, il più grande cacciatore di vampiri della storia, ha affrontato con molta serietà l'argomento nel suo trattato, il De Nosferatu Misterìis, conservato alla Van Helsing Vampiric Society.
Come si riconosceva un vampiro
Com'era possibile scambiare un uomo per un vampiro? Medicina e scienza hanno fornito alcune risposte, associando i tratti caratteristici dei vampiri a malattie realmente esistenti quali l’anemia, una malattia del sangue che comporta un numero molto basso di globuli rossi. Tra i sintomi l'aspetto pallido, l'affaticamento, il respiro debole e problemi digestivi, con conseguente difficoltà nel mangiare. Nei secoli scorsi, questi segni potevano fare pensare a un attacco da parte di un vampiro.
La catalessi, invece, è un disordine nervoso che rallenta tutte le funzioni regolatorie del corpo tanto che, a un primo esame, il paziente può sembrare morto. Infine, quella che più di tutte si associa alle caratteristiche dei vampiri è forse la porfiria. Si tratta di una malattia del sangue che blocca la produzione di "eme", componente dell'emoglobina e sostanza fondamentale del sangue. Quando la malattia è in stato avanzato, la pelle inizia a creparsi se esposta al sole e le cicatrici si coprono di peli, le labbra spaccate si ritraggono scoprendo i denti, il naso e le dita delle mani si consumano.
La Contessa sanguinaria
E’ quanto di più simile ci sia alle sanguinarie creature della notte. Nata nel 1560 in una delle più ricche e antiche famiglie della Transilvania, la Contessa era molto vanitosa e ossessionata dalla perdita della bellezza. Si narra che un giorno una serva, rea di averle tirato i capelli mentre glieli stava acconciando, fu colpita dalla Contessa tanto forte da farla sanguinare; il sangue della ragazza cadde sulla mano di Elizabeth, la quale si persuase che la sua pelle avesse acquisito la freschezza della giovane proprio grazie al suo sangue. Convinta di aver scoperto il segreto dell'eterna giovinezza, la fece spogliare e dissanguare dal maggiordomo. Il sangue della giovanetta venne versato in una vasca, dopodichè vi si immerse. Complici dell'atroce atto furono anche due fattucchiere. Per i successivi 10 anni i servitori della Contessa le procurarono fanciulle per il bagno rituale. Ma, un giorno, una delle vittime riusci a scappare informando le autorità su quanto accadeva al castello. Arrestata, Elizabeth non fu mai condannata per alcun crimine, ma le venne imposto di vivere reclusa nella sua camera da letto fino alla fine dei suoi giorni, con le porte e le finestre murate. Nel 1614, dopo 4 anni di reclusione, una delle guardie la vide per terra, immobile. Elizabeth Bathory era morta.
I punti deboli dei vampiri
Nelle sue pagine, Van Helsing descrive molto accuratamente il fenomeno del vampirismo, fornendo anche gli strumenti per combatterlo ed annientarlo. Secondo lo studioso, i vampiri sono creature delle tenebre che si nutrono di sangue umano, vivono fuori dalla grazia di Dio e sono quasi immortali. Per conservare i loro poteri devono riposare sulla terra della loro patria di origine. Hanno, inoltre, numerose abilità "magiche", quali la capacità di trasformarsi in lupo o pipistrello, lo sguardo ipnotico, la possibilità di vaporizzarsi in una nube di fumo, la padronanza di alcuni fenomeni atmosferici e altri poteri mentali. Ma i vampiri hanno anche molti punti deboli. Il contatto con l'acqua santa o altri oggetti consacrati causa loro gravi ustioni, odiano l'aglio, la luce del giorno e gli specchi, nei quali la loro immagine non viene riflessa.
Ma vampiri lo si può anche diventare. Ad esempio attraverso un rito satanico ed una forte volontà di rinnegare tutto ciò che è sacro. In questo modo nascono i vampiri eccezionali, come Dracula. Oppure tramite contagio: chiunque venga morso da un vampiro che dovesse berne il sangue, diventerebbe vampiro a sua volta, dapprima mostrando evidenti segni di anemia, poi peggiorando fino alla morte del corpo. Infine, sempre secondo Van Helsing, l'unico modo per uccidere un vampiro è quello di conficcargli un paletto di legno, preferibilmente di frassino, nel cuore e poi decapitarlo.
Ma i vampiri esistono?
Dracula vanta molti fan e qualche tentativo di imitazione. Nel 1994, l'autorevole agenzia inglese Reuters riferì che, a Vladivostok, in Siberia, una giovane donna uccise a coltellate un poliziotto per poi, incollate le labbra al collo della vittima, berne il sangue che sgorgava dalle ferite. Secondo i testimoni dell'orribile episodio non c'erano dubbi, si trattava dell'attacco di una vampira. Del resto, nel 1996, un censimento condotto dal "Centro di ricerca sui vampiri" di New York, certificò la presenza di 40 vampiri in Canada, 550 negli Stati Uniti e 310 nel resto del mondo. In Italia, secondo gli studiosi, i casi accertati sarebbero "solo" una decina.